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Un Santo per Amico... Un esempio per il nostro Cammino.



Indice dei Santi

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La vita dei Santi con questo segno (*) verrà inserita successivamente
Alcune immagini sono prese da internet

S. Faustina Kowalska
S.Faustina Kowalska
S.Gaspare del Bufalo
S.Gaspare
S.Pio da Pietrelcina
S.Pio da Pietrelcina
S.Antonio da Padova
S.Antonio da Padova
Frate Angelo Lo Musico
Frate Angelo Lo Musico
S.Rosalia
S.Rosalia
Papa Giovanni Paolo II
Papa Giovanni Paolo II
S.Francesco
S.Francesco
Giovanni Palatucci
Giovanni Palatucci
S.Bernadette
S.Bernadette
S.Giovanni bosco
S.Giovanni Bosco
S.Rita
S.Rita
Madre Teresa di Calcutta
Madre Teresa di Calcutta
S.Agata
S.Agata
 S.Luigi Grignion da Montfort
S.Luigi Grignion da Montfort
S.Maria Goretti
S.Maria Goretti
Beato Bartolo Longo
Beato Bartolo Longo
S.Francesco da Paola
S.Francesco da Paola
Beato Girolamo De Angelis
Beato Girolamo De Angelis
S.Massimiliano Koble
S.Massimiliano Kolbe
Fratel Luigi Bordino
Fratel Luigi Bordino
Madre Serafina Farolfi
Madre Serafina Farolfi
Madre Speranza di Gesù
Madre Speranza
Beato Pier Giorgio Frassati
Beato Pier Giorgio Frassati
S.Giuseppe Moscati
S.Giuseppe Moscati
S.Teresa bambin Gesù
S.Teresa del bambin Gesù
S.Domenico Savio
S.Domenico Savio
S.Agostino
S.Agostino
S_Giuseppe da Copertino
S.Giuseppe da Copertino
Frate Innocenzo Marcinnò
Frate Innocenzo Marcinnò
S.Camillo
S.Camillo
Papa Giovanni XXIII
Papa Giovanni XXIII
S.Brigida
S.Brigida
S.Cataldo
S.Cataldo
Don Orione
Don Orione *
S.Felice da Nicosia
S.Felice da Nicosia *
S.Josemaria Escrivà de Balaguer
S.Josemaria Escrivà de Balaguer *
S.Annibale Maria di Francia
S.Annibale Maria di Francia *
S.Vincenzo dè Paoli
S.Vincenzo dè Paoli *
S.Elisabetta
S.Elisabetta *




S. Faustina Kowalska

Umile e forte seppe amare la sofferenza


Suor Faustina KowalskaSuor Faustina Kowalska nacque in un villaggio polacco il 28 agosto 1905. Proveniente da una famiglia di contadini, era terza di dieci figli e venne battezzata con il nome Helena.
Nell'agosto del 1925, a Varsavia entrò nella Congregazione delle suore della Beata Vergine della Misericordia prendendo il nome di Maria Faustina.
Nel corso della vita comunitaria svolse, tra le altre, le mansioni di cuoca, giardiniera, portinaia, passando per varie case della Congregazione, tra cui Vilnius e Cracovia.
Nel 1931 ebbe una visione di Gesù che le ordinava di dipingere un'immagine secondo il modello che le apparve e le parlò della Divina Misericordia. Le visioni proseguirono anche in seguito.
La religiosa si unì ancora più fortemente al Signore attraveso altri segni: dalle stimmate al dono della profezia. Ammalatasi di tubercolosi, accettò la sofferenza come sacrificio da offrire in dono per i peccatori.
Morì il 5 ottobre 1938 a Cracovia, all'età di 33 anni.
La fama della sua santità crebbe insieme al culto della Divina Misericordia e per le grazie ottenute tramite la sua intercessione.
Suor Faustina kowalska è stata beatificata da Giovanni Paolo II in piazza San Pietro il 18 aprile 1993 e proclamata Santa il 30 aprile 2000.
Le sue reliquie si trovano nel santuario della Divina Misericordia a Cracovia.

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S. Gaspare del Bufalo

Un Santo dallo Zelo Missionario per la Conquista e la Salvezza di Anime


S.Gaspare del BufaloL'Apostolo della devozione del Preziosissimo Sangue, S. Gaspare del Bufalo, nato il 6 gennaio 1786 ispirò la sua vita agli esempi di S. Francesco Saverio.
Passò la giovinezza nello studio al Collegio Romano e diede a tutti esempio di purezza, di pietà e di zelo.
Appena sacerdote si diede con fervore all'apostolato in mezzo al clero ed al popolo, preferendo gli umili e gli ammalati.
Nel 1815 diede vita come fondatore alla Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, segno tangibile di quell'amore di Dio che vuole che Tutti gli uomini siano salvi e giungano alla salvezza, acquistata da Cristo Gesù mediante il sacrificio della croce e della glorificazione della risurrezione.
Alla sua Opera e alle Missioni dedicò tutto l'ardore del suo spirito fino alla morte.
Segni straordinari accompagnavano la sua amorevole attività di evangelizzazione come ad esempio moltiplicazione di cibo e di denaro, guarigione di ammalati, tempeste sedate ecc. Al suo passaggio si dileguava l'odio, si spegneva la bestemmia, gli assassini deponevano le armi, si avevano strepitose conversioni anche tra i settari e i briganti.
La vita di questo grande Santo, abbreviata dalle fatiche e dalle penitenze, si chiuse a Roma il 28 dicembre 1837, a 52 anni.
Molto interessante è il libro dal titolo "i fioretti di San Gaspare" che raccoglie i principali avvenimenti e testimonianze sull'attività di questo Santo straordinario.

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S. Pio da Pietrelcina

Il cappuccino dalla ricca eredità spirituale che amò tanto Gesù da condividerne anche la sofferenza della croce.


S.Pio da PietralcinaSan Pio al secolo Francesco Forgione, nacque a Pietrelcina in provincia di Benevento, il 25 maggio 1887.
Entrato come chierico nell'Ordine cappuccino il 6 gennaio 1903, fu ordinato sacerdote il 10 agosto 1910, nella cattedrale di Benevento.
Il 28 luglio 1916 salì a S. Giovanni Rotondo, sul Gargano, dove, salvo poche e brevi interruzioni, rimase fino alla morte, avvenuta il 23 settembre 1968.
La mattina di venerdì 20 settembre 1918, pregando davanti al Crocifisso del coro della vecchia chiesina, ricevette il dono delle stimmate, che rimasero aperte, fresche e sanguinanti, per mezzo secolo.
Il suo ministero sacerdotale fu svolto con esemplare Amore e Dedizione e fu in lui grande il senso dell'obbedienza, dell'umiltà e della pazienza.
Fondò i "Gruppi di preghiera" e un moderno ospedale, a cui pose il nome di "Casa sollievo della sofferenza".
Amò tanto la Beata Vergine la sua "Dolce Signora" e offrì a Lei tanta preghiera e tanta sofferenza.
Il Santo, figlio di S.Francesco d'Assisi, padre e Guida spirituale di numerose anime fu definito da Papa Paolo VI, il padre con una "clientela mondiale".
Fu sempre sagace e forte agli assalti continui del maligno tanto da averla sempre spuntata a Lode di Maria e Gesù.
Le tappe del processo della sua canonizzazione sono le seguenti: 20 marzo 1983, inizio del processo diocesano; domenica, 2 maggio 1999, Giovanni Paolo II dichiara Padre Pio Beato; domenica, 16 giugno 2002, lo stesso Papa lo proclama Santo.

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S. Antonio da Padova

La verità e la dolcezza della Sua parola che sapeva trasformare ogni cuore.


S.Antonio da PadovaFernando, questo era il nome con il quale era stato battezzato, nasce a Lisbona nel 1195.
Appena quindicenne si fece canonico regolare di S. Agostino in Lisbona, successivamente chiese di essere trasferito nel monastero di Coimbra alla ricerca di maggiore tranquillità.
Deluso dalla vita che si conduceva nel monastero, il giorno in cui a Coimbra approdarono le salme di cinque frati francescani martirizzati nel Marocco, decideva di imitarli. Fattosi francescano prese il nome di Antonio e partì per l'Africa.
Purtroppo fu costretto a fare presto ritorno essendosi ammalato e durante il viaggio una tempesta lo fece naufragare sulle coste siciliane.
Partecipò nel 1221 al capitolo francescano dove conobbe Francesco. Grazie alla sua eccezionale oratoria, viaggiò come missionario itinerante nelle regioni dell'Italia settentrionale e del sud della Francia per combattere con la dottrina e lo stile di vita eresie presenti in quelle regioni.
Tornato in Italia si stabilì a Padova dove continuò la sua attività di predicatore.
La sua abile arte della comunicazione veniva accompagnata spesso da eventi straordinari.
S. Antonio concluse la sua vita nel conventino di Camposampiero, qui ebbe la visione di Gesù Bambino. Un giorno, colto da malore, intuì che la fine era prossima e pertanto chiese di essere riportato a Padova. Giunto, però, all'Arcella nei pressi della città, morì mormorando "Vedo il mio Signore". Era il 13 giugno 1231. Papa Gregorio IX un anno dopo la morte lo proclamò santo.
Nel 1946 veniva onorato dottore della chiesa universale.
S. Antonio è uno dei santi più amati nel mondo cattolico.

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Angelo Lo Musico

Il frate sarto, umile servo di tutti


Frate Angelo Lo Musico Nacque a Caltagirone verso l'anno 1540 e fu battezzato con il nome di Antonino.
La frequenza dello zio frate accese nel suo animo la vocazione di voler appartenere allo stesso ordine dei frati minori.
Essendo figlio unico i genitori si opposero con fermezza alla sua decisione ma la grande determinazione di Antonino fu tale da far cambiare idea ai sui cari. Così all'età di 18 anni emise la sua professione religiosa tra i frati minori e prese il nome di Frate Angelo.
Egli progredì rapidamente nella vita spirituale tanto da diventare in breve tempo un religioso esemplare. Da sacerdote si distinse per le sue grandi virtù e il grande zelo, tanto da essere impegnato, dai superiori, quasi sempre all'educazione giovanile.
Molto delicato nell'ufficio della confessione, era dotato di grande senso di accoglienza e di misericordia.
Fu confessore di S.Benedetto da S.Fratello durante la permanenza nel convento di S.Maria di Gesù a Palermo.
Dedicava anche del tempo per lavori di falegnameria e di sartoria. Tanti furono i poveri a beneficiare della sua abilità a confezionare abiti.
Di se preferiva essere creduto uomo ignorante e grande peccatore, fuggiva agli onori e rinunciava ben volentieri agli incarichi importanti proclamando di voler essere un semplice suddito per obbedire e servire tutti.
Giunse ad Enna nel 1594 ed esplicò la funzione di padre guardiano fino alla sua morte avvenuta il 9 gennaio 1610 all'età di 70 anni.
Sparsasi la notizia della sua dipartita una moltitudine di fedeli accorse al convento per venerarlo e chiedere reliquie, strepitosi prodigi susseguirono dopo la morte tanto che dopo due mesi (aprile del 1610) si diede inizio al primo processo di beatificazione.
La salma del Servo di Dio tuttora integra viene venerata nella Chiesa di S. Maria di Gesù di Montesalvo in Enna.

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S. Rosalia

La nobile fanciulla eremita per Amore di Gesù


S.RosaliaLa "Santuzza", come i palermitani chiamano affettuosamente S.Rosalia, nacque a Palermo nel XII secolo dalla famiglia Sinibaldi, nobili della corte reale normanna.
La tradizione orale racconta che Rosalia visse a Palermo alla corte della regina Margherita, moglie di Guglielmo I di Sicilia.
Decise, in giovinezza, di consacrarsi a Gesù Crocifisso scegliendo la penitenza eremitica sul monte Pellegrino.
Nell'ottobre del 1623 Palermo è infestata dalla peste; una donna moribonda, dopo aver ricevuto i sacramenti, durante la notte, sogna una giovane fanciulla che la invita a recarsi in pellegrinaggio alla grotta ove morì la santa.
La mattina successiva la donna si svegliò completamente guarita e il 26 maggio del 1624 si recò insieme ad altre alla grotta.
Dopo aver pregato nella chiesetta dei frati, la donna si assopì ed ebbe la visione della fanciulla che le indicava il punto dove Rosalia era sepolta.
Il 15 luglio 1624 vengono riportati alla luce i resti della vergine eremita e consegnati al cardinale Doria, Arcivescovo di Palermo, il quale nominò una commissione per esaminare i resti.
Lo stesso anno durante i lavori di costruzione del convento domenicano sul monte Pellegrino, fu scoperta in un'iscrizione latina riportante il testo: "Io Rosalia Sinibaldi, per amore del mio signore Gesù Cristo ho deciso di abitare in questo antro di Quisquina ".
Nel frattempo la peste dilagava per Palermo e dintorni.
E' il 16 febbraio del 1625 quando la santa appare in visione ad un cacciatore, un certo Bonelli, e lo invitò ad andare dalle autorità ecclesiastiche e riferire che la peste sarebbe cessata solamente portando le sue reliquie in processione attraverso la città.
Il cardinale Doria, sollecitato dalla popolazione, autorizzò la processione al termine della quale la città si ritrova miracolosamente liberata dalla peste.

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Karol Wojtyla ( Giovanni Paolo II )

Il Grande Papa dal Grande carisma


Papa Giovanni Paolo IIKarol Wojtyla nacque a Wadowice in Polonia il 18 maggio 1920.
Nel 1938 si immatricolò come studente all'università di Cracovia purtroppo ben presto chiusa dalle forze di occupazione naziste.
Il giovane Karol, per potersi mantenere ed evitare la deportazione in Germania, lavorò per quattro anni in una cava ed in seguito, in una fabbrica chimica.
Spesso nel luogo di lavoro, durante le ore di pausa pranzo era solito leggere e meditare il Trattato sulla Devozione a Maria del Santo Luigi da Montfort, trattato che diede l'impulso alla sua grandissima vita mariana.
Sentendosi chiamato al sacerdozio frequentò a partire dal 1942 i corsi di formazione nel seminario clandestino di Cracovia.
Fu ordinato sacerdote nel 1946. Conseguì il dottorato in teologia nel 1948 a Roma e la sua tesi fu sul tema della fede nelle opere di S.Giovanni della Croce.
Nello stesso anno ritornò in Polonia e fu coadiutore nella parrocchia di Nieyowi e cappellano degli universitari fino al 1951.
Divenne professore di Teologia Morale nel seminario maggiore di Cracovia.
Il 4 luglio 1958 Papa Pio XII lo nominò vescovo di Ombi e ausiliare di Cracovia.
Il 13 gennaio 1964 fu nominato da Papa Paolo VI arcivescovo di Cracovia.
Venne eletto pontefice il 16 ottobre 1978 dopo un conclave durato 50 ore.
Papa Wojtyla fu il primo Papa straniero dopo 455 anni di tradizione con pontefici italiani.
Nessun Papa ha incontrato tante persone come Giovanni Paolo II; la partecipazione nelle 1160 udienze generali è stata più di 17 milioni di pellegrini.
Un Papa che amava viaggiare molto per incontrare i popoli, portando la voce del pastore in ogni angolo della terra. Un Papa che amava i giovani, memorabili le sue Giornate Mondiali della Gioventù.
La Sua definizione più bella era quella di citare i Giovani come "Le Sentinelle del Mattino".
Papa Giovanni Paolo II arricchì la devozione del S.Rosario con cinque nuovi misteri denominandoli "Misteri della luce".
Fautore dell'Ecumenismo Universale sognava l'unione di tutti i Cristiani.
Le gravi e visibili sofferenze che segnarono il cammino nel suo ultimo periodo di pontificato, furono da lui sopportate con Amore tanto da portare a termine sino all'ultimo il suo Ministero Apostolico.
Papa Wojtyla il Grande muore a Roma alle 21.37 di sabato 2 aprile 2005.
Il successore Papa Benedetto XVI aprì, nello stesso anno, la causa per la beatificazione di questo grande Papa che cambiò col suo carisma il mondo.

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S. Francesco d'Assisi

L'Umiltà e la Carità nell'Armonia del Creato


S.FrancescoNacque ad Assisi nel 1182 quando suo padre si trovava in viaggio in Franconia.
La madre Madonna Pica gli diede il nome di Giovanni, cambiato poi in Francesco dal padre in onore della terra francese di cui era innamorato.
Il padre, Pietro Bernardone commerciante di stoffe, era assai ricco e rispettato dai concittadini.
Francesco intratteneva buoni rapporti di amicizia con i giovani figli dei nobili, si esercitava nelle armi e nel canto, spendeva molto denaro e viveva in tutto e per tutto come il rampollo di una famiglia nobile.
Si vestiva elegantemente, dava banchetti e conviti, si dilettava di equitazione, scherma e svaghi di ogni genere. I suoi amici lo amavano molto, in parte per i suoi soldi, ma non meno per la sua natura allegra e gradevole.
Francesco si arruolò nell'esercito di Gualtiero di Brienne e accadde che, il primo giorno di viaggio come soldato, il giovane sentisse la voce di Dio, tanto che il suo cuore tremò e svanirono i bei presagi di piacere e vanità.
Da allora Francesco fu visto non con i giovani nobili, tra piaceri e lussi, ma sempre solo con i poveri e i miseri.
Una volta era fuori a cavallo e vide un lebbroso sulla strada; in principio, con ripugnanza, cambiò strada ma poi vergognandosene, ritornò sui suoi passi e sceso da cavallo abbracciò il lebbroso.
In un suo pellegrinaggio a Roma scambiò le sue vesti con quelle di un mendicante e ne prese il suo posto; da allora, abbracciando sorella povertà, rimase sempre fedele ai poveri.
Aveva finalmente trovato il tesoro cui dava la caccia da anni; l'armonia tra il suo animo, Dio e il creato.
Profondamente felice per la sua libertà dall'essere materiale, Francesco apprezzò il significato di tutto il creato dando la fratellanza a tutto ciò che lo circondava.
Dopo il restauro della chiesetta di S.Damiano, Francesco cominciò a predicare, e la sua voce, che scuoteva molte coscienze penetrò in tutti i paesi.
Molti sui amici, anch'essi convertiti, si unirono a lui e molti altri si aggiunsero al suo ordine approvato da Papa Innocenzo III nel 1210, in seguito ad un pellegrinaggio che Francesco, di proposito, effettuò a Roma con dodici suoi confratelli.
Egli chiamò la sua comunità Ordine dei Minori, cioè dei piccoli.
Francesco abbracciò sorella morte il 3 ottobre 1226 e nello stesso istante del suo ultimo respiro sul tetto della sua capanna si posò un grande storno di allodole, che proruppero in un bellissimo canto.

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Giovanni Palatucci

Il senso del dovere del coraggioso questore, martire per Amore


Giovanni PalatucciNacque a Montella in provincia di Avellino il 31 Maggio 1909.
La sua giovinezza fu ispirata ai valori della fede e al servizio ricevendo dai genitori un'educazione seria e solida.
Dopo il servizio militare si laureò in giurisprudenza ed entrò in polizia.
All'età di 36 anni, il 5 novembre 1937, prese servizio a Fiume come commissario, assumendo la responsabilità dell'ufficio stranieri.
Questa attività istituzionale portò Giovanni al diretto contatto con l'atroce realtà delle condizioni dei cittadini ebrei, con la loro sofferenza, le persecuzioni e le deportazioni.
Il suo incarico di responsabile gli offrì, così, la possibilità di organizzare, con l'aiuto di alcuni fidati collaboratori, una rete di prima assistenza per i profughi in arrivo a Fiume.
Inoltre attraverso lo zio vescovo e tanti altri cristiani, Giovanni si attivò per salvare dallo sterminio circa 5000 ebrei.
Non a caso questi " Fratelli maggiori " nella fede di Abramo, lo hanno già solennemente annoverato tra i " giusti delle genti ".
Preso da quello che considerava ormai il suo primo dovere morale e di cristiano, Giovanni s'oppose con forza al suo trasferimento a Caserta e grazie a questa sua determinazione, il Ministero degli Interni lo fece rimanere a Fiume.
Così continuò la sua opera trovando presso famiglie amiche abitanti in città e fuori, luoghi sicuri in cui nascondere gli ebrei, garantendone anche il vitto, e nello stesso tempo ostacolò i provvedimenti di confisca riguardanti le famiglie ebraiche.
Numerose volte Giovanni riuscì ad organizzare vie di fuga anche per mare facendo sbarcare gli ebrei sui litorali adriatici del meridione dietro le linee alleate.
Consapevole dei gravissimi rischi ai quali lo esponeva la decisione delle sue scelte seguì fino in fondo la via che lo condusse al martirio.
Giovanni venne arrestato dai nazisti nel settembre del 1944 e deportato in Germania.
Le sevizie e le privazioni del campo di sterminio, a Dachau, ne troncarono il 10 febbraio 1945, alla vigilia della liberazione, la mirabile esistenza.
Lo Stato Italiano lo ha onorato con una medaglia d'oro al merito civile nel 1995 ed è in corso il processo per la causa di beatificazione.

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S. Bernadette Soubirous

L'Umile pastorella scelta da Maria


S.BernadetteBernadette nacque a Lourdes il 7 gennaio 1844, primogenita della famiglia Soubirous.
I suoi genitori Francois e Louise Castèrot, mugnai, decisero di battezzarla nel giorno dell'anniversario del loro matrimonio, il 9 gennaio presso la parrocchia di S.Pietro.
La famiglia Soubirous, a causa d'una crisi economica-agricola che colpì la Francia, visse in condizioni d'estrema povertà e Bernadette patì la fame, il disprezzo e la malattia; soffriva di asma.
Per il bene della fanciulla, i genitori decisero di affidare Bernardette ad una famiglia amica; almeno lì avrebbe mangiato.
Nella nuova famiglia a Bernadette fu affidato il compito di accudire il gregge per poi, alla fine d'ogni giornata, essere impegnata, anche nell'umile lavoro presso la taverna.
L'undici febbraio 1858, appena quattordicenne, mentre assieme ad una sorella e ad alcune amiche, raccoglieva legna da ardere in un boschetto vicino la grotta di Massabielle, ebbe la prima visione della Beata Vergine Maria.
Questa visione e le successive diciassette analoghe, che la giovane ebbe, sono state accettate come eventi miracolosi dalla chiesa cattolica.
Dirà più tardi Bernadette "Se la Santa Vergine mi ha scelto, è perchè sono la più povera e la più ignorante".
Al tempo delle Apparizioni, Bernadette non sapeva nè leggere nè scrivere, non frequentava il catechismo.
Malgrado i suoi 14 anni e malgrado lo desiderasse, non aveva ancora fatto la prima Comunione.
Sapeva però recitare bene il Santo Rosario con la corona che portava sempre con sè.
Bernadette fu al centro di una specie di conflitto tra diverse autorità: quella della Signora che le chiedeva di venire ogni giorno, quella dei genitori, del commissario e delle suore che cercavano di dissuaderla, e quella del parroco che era perplesso nei suoi riguardi.
Bernadette non mancava certo di personalità, nè di fierezza, tuttavia non voleva che l'attenzione si fermasse su di lei: la cosa importante era il messaggio, e non la messaggera.
Si paragonava ad una scopa che, quando non serve più, la si mette dietro la porta.
Dopo il periodo delle apparizioni (11 febbraio -16 luglio 1858) Bernadette entrò in convento, presso le suore della Carità di Navers, il 7 luglio 1866 e lì restò fino alla morte avvenuta il 16 aprile 1879.
Il suo corpo incorrotto riposa nella cappella del convento di Saint Gildard.
Sulla base del sarcofago che custodisce le spoglie vi è una scritta in lettere dorate che richiama le parole dell'Immacolata a Bernardette: "Io non ti prometto che sarai felice in questo mondo, ma nell'altro".
Papa Pio XI beatificò Bernadette il 14 giugno 1925 e la canonizzò l'8 dicembre 1933.
I sorprendenti accadimenti che videro protagonista la giovane pastorella, hanno fatto di Lourdes uno dei principali luoghi di pellegrinaggio.

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S.Giovanni Bosco

Padre e Maestro della Gioventù


S.Giovanni BoscoGiovanni Bosco nacque a Castelnuovo il 16 agosto 1815.
Suo padre Francesco sposato in seconde nozze con Margherita Occhiena, morì quando Giovanni aveva due anni.
Margherita, tra mille difficoltà, ebbe così da sola il compito di educarlo, di farlo crescere nei sani valori e di farlo studiare.
A nove anni Giovanni fece un sogno che svelò la sua missione.
Dirà S. Giovanni "A 9 anni ho fatto un sogno, che mi rimase profondamente impresso nella mia mente.
Nel sogno mi parve d'essere vicino casa in un cortile assai spazioso, dove stava raccolta una moltitudine di fanciulli che giocavano. Alcuni ridevano, non pochi bestemmiavano.
All'udire quelle bestemmie, mi sono subito lanciato in mezzo a loro, adoperando pugni calci e parole per farli tacere.
In quel momento apparve un Uomo venerando, nobilmente vestito. Il volto era luminoso che non potevo fissarlo.
Mi chiamò per nome e mi disse: Non sono le percorse, ma con la mansuetudine e con la carità dovrai acquistare questi tuoi amici...".
Dopo la prima comunione, avvenuta il 26 marzo 1826, Giovanni per sottrarsi alle prepotenze del fratellastro dovette andarsene di casa, lavorando come garzone alla cascina Moglie.
Nel novembre 1829 conobbe Don Colosso che prendendolo a ben volere gli diede le prime lezioni di latino.
Purtroppo il buon prete un anno dopo morì e Giovanni potè riprendere a studiare soltanto nel 1831, e grazie alla sua non comune intelligenza riuscì in quattro anni a completare gli studi di ginnasio.
Il 25 ottobre 1835 entrò nel seminario di Chieri, e il 5 giugno 1841 venne ordinato prete.
Una delle primissime celebrazioni, don Bosco volle farla all'altare della Consolata, nel Santuario della Madonna in Torino.
A Valdocco fondò il primo oratorio e a questo si aggiunse un internato per studenti e artigiani e una chiesa che nel 1852 sarebbe stata benedetta e dedicata a S.Francesco di Sales.
Tantissimi giovani avevano come riferimento l'oratorio e molti trovavano in don Bosco rifugio, consiglio, guida sicura.
Nell'autunno del 1853 si diedero inizio a due laboratori quello del calzolaio e quello della sartoria.
Nel 1854 don Bosco aprì il terzo laboratorio quello della legatoria dei libri e verso la fine del 1856 si diede vita al quarto laboratorio che era dedicato alla falegnameria.
Il quinto laboratorio, il più desiderato, fu la tipografia e il 31 dicembre 1861 don Bosco ebbe l'autorizzazione prefettizia. L'ultimo laboratorio fu l'officina dei fabbri ferrai.
Ad aiutare don Bosco nella sua missione furono tanti collaboratori e soprattutto la cara mamma Margherita.
S. Giovanni fondò la Congregazione dei Salesiani e fondò insieme con Maria Domenica Mazzarello l'ordine delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Nel 1875 sarebbe partita per Buenos Aires la prima spedizione missionaria salesiana.
S. Giovanni Bosco oltre ad essere un lavoratore instancabile fu anche un prolifico scrittore e editore.
Tra alcune sue opere che raggiunsero tirature record sono da citare "Il Giovane provveduto" e "La chiave del paradiso"; ancora oggi viene diffuso in tutto il mondo il suo giornalino dal titolo "Bollettino Salesiano".
S. Giovanni Bosco, a Roma, fece realizzare la costruzione della chiesa del Sacro Cuore, consacrata nel maggio 1887 e fece costruire un altro santuario dedicato sempre al Sacro Cuore anche a Barcellona in Spagna.
S. Giovanni Bosco morì il 31 gennaio 1888 e fu canonizzato il 1 aprile 1934 da Pio XI.

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S. Rita

La Santa delle cose impossibili


S.RitaMargherita nacque a Roccaporena, vicino Cascia, nei primi anni del 1370, da Amata e Antonio Lotti, unica figlia di una coppia che, giunta all'età matura, temeva di non poter più avere figli.
Rita crebbe in una famiglia modesta e molto onesta.
Il lavoro che occupava il padre era quello di paciere, cioè di mediatore di pace tra persone e famiglie.
Devota della Madonna, Rita spesso si recava da giovinetta e poi da donna alla Madonna della Stella e a Lei si affidava sempre con fiducia.
Rita da giovinetta desiderava diventare monaca presso le suore agostiniane che vivevano nel convento di Cascia, per suo malgrado questo desiderio non si realizzò in quanto erano, a quei tempi, i genitori a decidere il futuro dei figli.
Così, Rita a diciotto anni fu data in sposa a Ferdinando Mancini. Ferdinando si rivelò marito provocatore, rissoso, violento abituato a un mondo in cui armi e prepotenza contavano molto.
Tutto questo era stato sopportato per ben diciotto anni da Rita che spesso umiliata e nella grande sofferenza celava a tutti l'amara realtà trovando sempre una giustificazione e soprattutto offrendo il suo continuo perdono.
Dall'unione di Rita e di Ferdinando nacquero due gemelli: Giangiacomo e Paolo Maria.
Una vita di sposa e madre esemplare tra la cura del marito e dei figli. A quest'ultimi non faceva mancare l'educazione per i sani valori inoltre Rita era una ottima governante della casa tra fornelli e faccende domestiche.
Questo però non ostacolò la crescita spirituale di Rita il cui cuore era legato sempre più a al suo amato Gesù.
Nel 1401 Cascia si ribellò al governo pontificio e in questi tumulti venne ucciso il marito di Rita, il quale ferito a morte dalle pugnalate ebbe la forza di chiedere perdono a Dio e perdonare tutti i suoi nemici compresi i suoi assassini.
A seguito di questo evento Rita si oppose con fermezza e con energia al proposito di azioni di vendetta da parte dei parenti e dei figli appena quindicenni.
Qualche anno dopo a Rita morirono anche i figli a causa di una pestilenza che colpì l'Italia.
Vedova e con la grande sofferenza per la perdita dei figli Rita, sebbene le sue condizioni economiche erano discrete, lavorò nei campi e si diede ad assistere i bisognosi, gli affamati, gli ammalati, gli afflitti.
Rita divenne a Roccaporena un chiaro riferimento di assistenza anche per i pellegrini che giungevono in paese.
Avendo ancora nel cuore il desiderio di essere monaca, Rita bussò alle porte del convento S.Maria Maddalena per essere accolta come novizia, ma la sua richiesta fu respinta.
Rita tornò alla sua casa, alla sua preghiera e alle opere di carità.
L'ingresso nel convento ebbe qualcosa di straordinario in quanto, sebbene le mura e le robuste porte di rovere chiudevano il monastero, due monache la trovarono con stupore nel chiosco, addormentata.
Così Rita, nel 1410, indossò l'abito monacale sotto la regola di S. Agostino nel monastero di S. Maria Maddalena.
Fu provata tanto anche nell'obbedienza e quando la badessa le ordinò di innaffiare ogni mattina una sterpaglia secca e inutile, Rita lo fece con tanto amore e pazienza.
Tutte stupirono il giorno in cui quello che doveva essere uno sterpo buttò germogli e produsse una bellissima vite.
Ancora oggi, la "vite di S. Rita" è fatta vedere ai visitatori del monastero.
Nella notte del venerdì santo del 1432, Rita mentre era assorta a contemplare il crocifisso della sala dell'oratorio , ebbe il dono della spina sulla fronte come risposta alla sua preghiera di adesione ai dolori dell'amato Gesù.
Quella piccola ferita rimase aperta per quindici anni, fino alla morte che avvenne il 22 maggio del 1447.
Papa Urbano VIII la proclamò Beata nel 1628 e fu proclamata Santa nel 1900 da papa Leone XIII.

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Madre Teresa di Calcutta

Una piccola donna dal Cammino semplice


Madre Teresa di CalcuttaAgnes Gonxha Bojaxhiu nacque il 27 agosto 1910 a Skopje in Albania.
Ebbe un'infanzia agiata; suo padre era un appaltatore edile. Dopo la prematura morte del padre, tutto gravò sulle spalle della madre che per poter mantenere la famiglia si mise a vendere ricami e tessuti.
Da adolescente Agnes prese a frequentare un gruppo di giovani della parrocchia locale e grazie al parroco, gesuita, entrò in contatto con il mondo missionario.
A 18 anni venne accolta dalle suore di Nostra Signora di Loreto, in Irlanda. Terminato il noviziato in India, nel 1931, divenne religiosa prendendo il nome di Teresa.
Il suo primo impegno fu come insegnante nella scuola conventuale di Saint Mary a Calcutta. Di questo collegio, che accoglieva ragazze di buona famiglia, Teresa ne divenne, nel 1944, la direttrice.
Erano tempi duri, incalzavano carestia e malattie e Madre Teresa si ammalò di tubercolosi e per un periodo di riposo fu mandata a Darjeeling, alle pendici dell'Himalaya.
Durante il viaggio in treno ebbe la seconda chiamata da lei stessa definita " la chiamata nella chiamata ".
Lasciare tutto e seguire Gesù nelle periferie più povere per servirlo; questa era la missione da perseguire.
Così iniziò, spinta dalla sua nuova vocazione, ad interessarsi alle cure di una persona malata che stava morendo nelle vie di Calcutta; il suo gesto d'amore si trasformò in un grande albero dai buoni frutti.
Difatti Madre Teresa diede origine nel 1950 alle Missionarie della Carità con i voti di castità, povertà, obbedienza e dedizione ai poveri.
Nel 1963 nacque anche il ramo maschile. Nel 1964 in occasione del Congresso Eucaristico, Paolo VI regalò a Madre Teresa un automobile, che fu venduta per consentire l'avviamento della costruzione di un villaggio per lebbrosi.
Nel 1979 Madre Teresa ricevette il Nobel per la Pace, premio che lei dedicò ai poveri di tutto il mondo, denunciando al tempo stesso l'orrore dell'aborto.
Nel 1986 Madre Teresa accolse a Calcutta il pontefice Giovanni Paolo II.
Lo stesso papa, nel 1993, la volle accanto a sè nel suo viaggio apostolico in Albania.
Il 5 settembre 1997, Madre Teresa morì all'età di 87 anni.
Grande fu la commozione d'immense folle, con gente di ogni estrazione sociale e fede, che diedero l'ultimo saluto a questa piccola donna dal cammino semplice.

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S.Agata

La vergine fedele sino all'atroce martirio


S.AgataAgata nacque nel 235 da una famiglia nobile di Catania che, a causa delle persecuzioni, viveva in clandestinità la fede cristiana.
Il proconsole romano Quinziano venendo a sapere che Agata, appena quindicenne, si era consacrata a Dio la fece arrestare.
In realtà Quinziano aveva posto sulla giovane il proposito di possederla.
La giovane fu pertanto affidata ad una cortigiana, sacerdotessa di Venere, dedita alla prostituzione sacra. Agata si oppose con energia e netto rifiuto all'adorazione degli dei pagani facendo, così, adirare il proconsole che ordinò, visto l'insuccesso, la reclusione in carcere con il digiuno forzato.
Durante la detenzione la giovane fu sottoposta, anche, ad atroci torture durante le quali le furono strappate le mammelle con grosse e grandi tenaglie.
La notte dopo il supplizio, le venne in soccorso un angelo che la consolò e la medicò.
Le ferite guarirono rapidamente e inoltre si ebbe la prodigiosa ricrescita del seno.
In seguito a questo fatto eccezionale, Agata, fu ricondotta davanti al proconsole, che infastidito dall'evento miracoloso ordinò la sua uccisione.
Così la giovane fu fatta sdraiare su un letto di carboni accesi e fu martoriata con lamine infuocate.
Mentre le sue carni bruciavano il velo rosso che indossava, come simbolo del suo sposalizio con Cristo, rimase miracolosamente intatto.
Durante il martirio la città fu scossa da un terremoto tanto violento da far fuggire Quinziano, il quale nel precipitoso abbandono della città annegò nel fiume Simeto.
Mentre la città era in preda al panico Agata spirava, alla presenza di molti testimoni, pregando e ringraziando Dio di averle conservato la verginità, era il 5 febbraio 251.
Un anno dopo la sua morte, il 5 febbraio del 252, la lava dell'Etna era giunta in prossimità di Catania con l'imminente pericolo per la città e i suoi abitanti.
Alcuni devoti ebbero l'iniziativa di distendere il velo rosso, appartenuto ad Agata, davanti alla colata lavica che miracolosamente si arrestò.
Così ogni 5 febbraio, Catania festeggia la sua Patrona e tale festa è stata dichiarata patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO.
S.Agata è festeggiata come patrona anche in altri 44 comuni italiani, 14 dei quali ne portano il nome, inoltre è patrona della Repubblica di S.Marino.

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S. Luigi Maria Grignion da Montfort

L'apostolo di Maria


S.Luigi Grignion da MontfortS. Luigi Maria Grignion nacque a Montfort, cittadina francese della Bretagna, nel 1673.
Diventò sacerdote il 5 giugno 1700.
Il suo desiderio fu quello di andare in missione in Canada ma le circostanze lo portarono nella cittadina francese Poitiers.
S.Luigi Maria era un ottimo oratore e alla parola associava anche il suo impegno verso i malati e poveri.
Aveva 28 anni quando entrò per la prima volta all'Ospedale Generale per celebrare, in mezzo a tanti poveri e malati, una S.Messa.
Successivamente, nel settembre 1701, di questo ospedale ne divenne cappellano con nomina ufficiale.
Per realizzare il piccolo sogno della missione S.Luigi affrontò a piedi un viaggio sino a Roma per parlare con il pontefice Clemente XI.
Ma il papa gli fece comprendere l'importanza della sua predicazione in Francia scossa da pericolose eresie. Così S.Luigi ritornato in patria riprese con ardore la sua predicazione non solo nelle città delle diverse regioni della Francia ma anche nei piccoli borghi delle sperdute campagne.
Le opere accompagnavano le parole e si ebbero molte conversioni e il ritorno degli animi più esagitati all'amore di Gesù e Maria.
S. Luigi dedicò a Maria una grandissima opera dal titolo "Trattato della vera devozione a Maria" questa resterà inedita per 130 anni; pubblicata nel 1842 diventerà uno dei testi più importanti della pietà mariana.
Tra altre opere magistrali che S.Luigi ci ha donato sono da citare "Il Meraviglioso Segreto del Santo Rosario" e il "Il Segreto di Maria".
Nel 1712 S.Luigi Maria fondò una comunità maschile di missionari per l'evangelizzazione: La Compagnia di Maria, chiamati poi abitualmente monfortani.
Insieme a Maria Luisa Trichet diede origine alla Congregazione delle Suore Figlie della Sapienza.
S.Luigi Maria Grignion da Montfort morì a Saint-Laurent-sur-Sevrè il 28 aprile 1716 all'età di 43 anni.
Fu beatificato il 22 gennaio 1888 da Leone XIII e canonizzato da Pio XII il 20 luglio 1947.

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S. Maria Goretti

Piccola e dolce martire della purezza


S.Maria GorettiMaria Goretti nacque da una giovane coppia il 16 ottobre del 1890.
Il padre Luigi si trasferì con tutta famiglia, per motivi di lavoro a Le Ferriere di Conca, e qui purtroppo, morì di malaria a 41 anni.
La madre Assunta dovette lavorare i campi al posto del marito, per sostenere la famiglia e a Maria, sebbene ancora bambina, toccò il compito di accudire la casa e i fratelli più piccoli (Mariano, Alessandro, Ersilia, Teresina) e di prendersi cura, anche, di un'altra famiglia: la famiglia Serenelli.
Quest'ultima, composta dal padre Giovanni e dal figlio Alessandro, era amica della famiglia Goretti già ai tempi nei quali entrambe le famiglie risiedevano, per motivi di lavoro, a Colle Gianturco.
Così Marietta ogni buon mattino dopo le preghiere doveva badare alle galline, mungere le mucche, vestire e far fare colazione ai fratellini, preparare il pranzo, badare all'orto, stirare la biancheria e rammendare indumenti e quant'altro era necessario per una casa.
A causa di quest'attività che la responsabilizzava notevolmente, Marietta non frequentòla scuola.
La sollecitudine verso i fratelli nell'accudirli senza fare mancare il necessario era tale che Marietta provvedeva anche alla loro educazione imprimendo, con dolcezza evangelica, anche i valori cristiani.
Marietta, come di consuetudine al termine di ogni giornata, messi a letto i fratellini faceva loro recitare il Santo Rosario.
Alessandro Serenelli con il padre andavano a pranzare a casa di Marietta.
Questo ragazzo più grande di età, maturava sempre più il desiderio di avere Marietta e ai primi tentativi non riusciti passò alle minacce vere e proprie.
Fin quando, il giorno del 5 luglio del 1902, preso un punteruolo andò a trovare Marietta la prese per un braccio, la trascinò in cucina e al rifiuto della giovane la colpì ripetutamente all'addome.
Marietta fu trasportata all'ospedale di Nettuno dove i medici tentarono inutilmente un delicato intervento.
La mattina del giorno seguente, Marietta dirà al parroco che l'andò a trovare:"Sì, per amore di Gesù lo perdono e voglio che venga vicino a me in paradiso".
Maria morì subito dopo, alle ore 15 del 6 luglio 1902, all'età di 12 anni.
Alessandro fu condannato a trent'anni di carcere dopo dei quali trascorse il resto della vita in convento.
Il Papa Pio XII, nell'occasione della santificazione avvenuta durante il Giubileo del 1950, definì Maria Goretti come la "piccola e dolce martire della purezza".

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Beato Bartolo Longo

L'Apostolo del Santo Rosario


Beato Bartolo LongoBartolo Longo nacque a Latiano (Brindisi) il 10 febbraio 1841.
Si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza nell'Università di Napoli e qui fu conquistato dallo spirito anticlericale che in quegli anni andava di moda nell'Ateneo napoletano, al punto da partecipare a manifestazioni contro il clero e il papa.
Si lasciò attrarre anche dallo spiritismo, allora molto praticato a Napoli.
Fortunatamente era legato da una solida amicizia con il prof. Vincenzo Pepe, suo compaesano e uomo religiosissimo, il quale saputo del suo tormento interiore lo convinse ad avere contatti con il domenicano padre Radente.
Grazie ai consigli e alla dottrina di quest'ultimo che Bartolo ritornò alla fede cattolica e alle pratiche religiose.
Nel dicembre del 1864 si laureò in Diritto e fece ritorno al suo paese natio dove si dedicò alle opere di carità.
Abbandonando presto la professione di avvocato ritornò a Napoli per dedicarsi a tempo pieno alle opere di beneficenza; qui conobbe la vedova contessa Marianna De Fusco con la quale si unì in matrimonio nell'aprile 1885.
La contessa era proprietaria terriera a Pompei e in queste tenute Bartolo, in qualità di amministratore, vi si recava spesso.
Venendo a contatto con la semplicità e ignoranza dei contadini prese ad insegnare loro il catechismo e a pregare, specialmente il Santo Rosario.
Un giorno una pia suora gli donò una vecchia tela raffigurante la Madonna del Rosario, Bartolo decise di portare quella splendida rappresentazione nella Valle di Pompei esponendola il 13 febbraio 1876 nella piccola chiesetta parrocchiale.
Da quel giorno la Madonna elargì innumerevoli grazie e miracoli; la folla di pellegrini e devoti aumentò a tal punto che si rese necessario costruire una chiesa più grande.
Così Bartolo, su consiglio anche del vescovo di Nola, diede inizio il 9 maggio 1876 ai lavori per la costruzione del Santuario dedicato alla Madonna del Rosario. Questi furono completati nel 1887 grazie alle offerte di denaro da parte di tantissimi fedeli.
Bartolo istituì anche altre opere quali l'orfanotrofio femminile, affidato alla cura delle suore Domenicane Figlie del Rosario di Pompei, da lui fondate e l'Istituto dei Figli dei Carcerati.
Fondò nel 1884 il periodico "Il Rosario e la Nuova Pompei"che ancora oggi si stampa e che viene diffuso in tutto il mondo.
Bartolo morì il 5 ottobre del 1926 e come suo desiderio fu sepolto nella cripta del Santuario vicino alla contessa De Fusco.
Bartolo Longo è stato beatificato il 26 ottobre 1980 da papa Giovanni Paolo II.

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S. Francesco da Paola

L'Eremita Taumaturgo


S.Francesco da PaolaFrancesco nacque a Paola, piccola borgata della Calabria sul litorale tirrenico, il 27 marzo 1416.
Il giorno della sua nascita fu segnato da uno spettacolo insolito di cui a Paola furono tanti i testimoni: lingue di fiamme apparvero sul tetto della casa paterna accompagnate da arcane melodie.
A causa di un ascesso che aveva compromesso la funzionalità di un occhio, il neonato Francesco rischiò di perdere la vista.
Tale evento spinse i genitori, Giacomo e Vienna, a rivolgersi con fiducia a S.Francesco d'Assisi e la guarigione fu immediata.
In attuazione del voto, che mamma Vienna aveva fatto, Francesco appena dodicenne, fu affidato ai frati conventuali di S.Marco Argentano per un anno, trascorso il quale, Francesco tornò a Paola con il desiderio di un pellegrinaggio ad Assisi insieme ai suoi genitori.
Compiuto il desiderato pellegrinaggio, quando furono sulla strada di ritorno in prossimità del paese natio, Francesco, ricevuto il consenso dei suoi genitori, si diede alla vita eremitica.
Così Francesco visse nella contemplazione, nella preghiera e in piena penitenza.
Aveva per casa una grotta scavata nel tufo e come giaciglio un sasso per guanciale e la nuda terra.
Francesco aveva trovato quel Dio il cui amore dava valore alla sua esistenza, sebbene fosse basata dalla volontaria solitudine.
In questo deserto incontrò anche il diavolo che lo insultò, lo minacciò, lo bastonò, persino gli apparve sotto parvenza d'avvenente fanciulla.
In quest'ultima circostanza, Francesco costrinse la fuga del tentatore gettandosi nelle acque gelide del torrente Isca per spegnere sul nascere gli ardori della passione.
Ben presto a Francesco si unirono altri confratelli spronati dal desiderio di una vita virtuosa e si formò il primo nucleo degli Eremiti penitenti.
Tanti i prodigi e i miracoli straordinari del santo, come ad esempio quello dell'agnellino di nome Martinello, caro a Francesco, che lo seguiva in ogni suo passo.
Degli uomini senza scrupoli lo rubarono e lo mangiarono e per cancellare ogni traccia gettarono le ossa e la pelle in una fornace accesa per la cottura della calce.
Francesco sapendo ciò, si avvicinò alla fornace e disse: - Vieni fuori Martinello - Dalla fornace, con lo stupore dei presenti, uscì l'agnello belante.
Alle volte il santo accendeva le candele con un solo tocco delle dita o spesso il santo immerso nella preghiera dimenticava di accendere il fuoco sotto la pentola; la cottura della minestra di fave avveniva lo stesso.
Altro miracolo straordinario si ebbe, quando alcuni operai, addetti al trasporto delle pietre, in preda allo spavento, videro lo staccarsi dalla montagna d'enormi macigni che precipitavano a valle verso la loro direzione.
Il santo vedendo ciò, intervenne gridando: - Fermatevi per carità - I massi rimasero immobili fuori centro di gravità, e ancora oggi sono indicate come le pietre del " miracolo ".
Tantissimi i miracoli di guarigione molti dei quali strepitosi, tante le conversioni dei cuori e tanti i personaggi illustri e le persone comuni che accorrevano a lui per ricevere saggi consigli.
Il venerdì Santo del 2 aprile 1507 verso le 10 del mattino Francesco morì.
Il 1° maggio del 1513 fu canonizzato da papa Leone X.

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Beato Girolamo De Angelis

Il Missionario sacerdote, esploratore, diplomatico e persino combattente


Beato Girolamo De Angelis Girolamo nacque ad Enna nel 1568.
Il 2 febbraio 1586 entrò, all'età di diciotto anni, nella Compagnia di Gesù a Messina. Dopo il noviziato, egli completò gli studi per il sacerdozio nei collegi di Bivona e di Palermo.
In quei tempi e soprattutto nei collegi dei padri Gesuiti si parlava dell'attività missionaria svolta dalla Compagnia nell'estremo oriente e, in particolare in Giappone dove S. Francesco Saverio, già nel 1549, aveva creato delle comunità di fedeli.
Il giovane Girolamo sentì la vocazione di partecipare alla grande opera d'evangelizzazione dell'oriente e la sua richiesta fu tanto insistente che nel 1595 partì ancor prima di essere ordinato sacerdote.
A Lisbona la Compagnia di Gesù, preparava i religiosi destinati alle missioni in Oriente e provvedeva all'organizzazione delle spedizioni.
Così, Girolamo fece tappa nella capitale del Portogallo per imparare la lingua e i costumi.
In questa città fu ordinato sacerdote. Nel marzo 1599 avvenne la spedizione per l'Oriente e Girolamo imbarcato nella grossa nave vedeva, finalmente, avverarsi il suo desiderio di missionario.
Il viaggio non fu felice per via della peste che colpì parte dell'equipaggio e per via del caldo che adulterò parte del cibo.
Dopo nove mesi di navigazione, ai primi del 1600, la nave approdò a Capo di Buona Speranza e riprese il viaggio dopo tre mesi. Finalmente nella primavera del 1602 la nave approdò a Nagasaki. In quel periodo, in Giappone, i missionari francescani e gesuiti avevano creato più di duecento comunità.
Purtroppo la situazione politica del Giappone cambiò e l'ostilità del nuovo governo portò alle prime persecuzioni dei cristiani.
Girolamo per il suo dinamismo, per le doti organizzative e per la capacità di entrare in rapporti amichevoli con i giapponesi fu destinato alla missione di Fushimi.
Il suo infaticabile zelo portò al notevole aumento dei fedeli il cui numero passò da mille a diecimila.
Negli otto anni di permanenza in quella città, entrò in dimestichezza con gli ambienti locali, assimilandone costumi e usanze e stabilendo rapporti sociali e di stima.
Da Fushimi fu trasferito a Sumpu dove fondò la prima residenza missionaria dei gesuiti.
Nel febbraio del 1614 un nuovo editto vietò il cristianesimo in tutto il Giappone e Girolamo dovette lasciare Sumpu per rifugiarsi a Meaco e da lì a Nagasaki mentre la persecuzione era violentissima.
Le tremende avversità non scoraggiarono Girolamo che grazie alla perfetta conoscenza del giapponese e dei territori aiutò i fedeli perseguitati.
Vestitosi alla giapponese e conoscendo i rischi a cui andava incontro, la sua avventura umana assunse un rilievo straordinario che lo vide ad un tempo missionario, sacerdote, esploratore, diplomatico e persino combattente.
Viaggiava a piedi e portava con sè tutto ciò che era indispensabile per la celebrazione della S. Messa e al suo passaggio tanti erano quelli che gli chiedevano il battesimo.
Arrestato e incarcerato, dopo tormenti di ogni genere, fu arso vivo nella città di Yendo ( Tokio ) il 4 dicembre del 1623.
Dei fedeli riuscirono, di nascosto, a recuperare il suo cranio e a consegnarlo agli ultimi padri gesuiti che ancora vivevano in clandestinità e che si accingevano a lasciare il Giappone.
Nel 1659 fu iniziato il processo di beatificazione e fu consegnato alla città di Enna, perchè potesse essere oggetto di culto, il cranio di Girolamo De Angelis.
Attualmente la reliquia insieme ai documenti è conservata nella chiesa di S.Marco di Enna.

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S. Massimiliano Kolbe

L'Innamorato di Maria


S. Massimiliano KolbeMassimiliano Kolbe nacque il 7 gennaio 1894 a Zdunska-Wola in Polonia, da genitori ferventi cristiani; il suo nome di battesimo fu quello di Raimondo.
Il padre era un operaio tessile e a causa delle scarse risorse finanziarie solo Francesco, il primogenito, potè frequentare la scuola, mentre Raimondo cercò di imparare qualcosa tramite un prete.
A Leopoli, nella zona austriaca della Polonia, si stabilirono i francescani che accolsero Raimondo.
Prendendo il nome di Massimiliano, dopo il noviziato, fu inviato a Roma, dove restò per ben sei anni, laureandosi in filosofia all'Università Gregoriana e in teologia al Collegio Serafico.
Massimiliano non ancora sacerdote fondò, con il permesso dei superiori, la "Milizia dell'Immacolata", associazione religiosa per la conversione di tutti gli uomini per mezzo di Maria.
Ordinato sacerdote il 28 aprile 1918, ritornò in Polonia e a Cracovia, con i permessi dei superiori e del vescovo, si dedicò a diffondere la devozione mariana.
La "Milizia dell'Immacolata" raccolse, ben presto, numerose adesioni fra i religiosi del suo Ordine, professori e studenti dell'Università, professionisti e contadini.
Alternando periodi di riposo a causa della tubercolosi, padre Kolbe fondò a Cracovia nel Natale del 1921, un giornale dal titolo "Il Cavaliere dell'Immacolata" per alimentare l'amore dei fedeli verso Maria.
Il giornale ebbe una tiratura di milioni di copie e a questo si aggiunsero altri periodici.
A Varsavia con la donazione di un terreno da parte del conte Lubecki, fondò la "Città di Maria".
Con il suo ardente desiderio di espandere il suo Movimento mariano oltre i confini polacchi, sempre con il permesso dei superiori si recò in Giappone, dove diede vita alla "Città di Maria" a Nagasaki.
In occasione dell'invasione delle truppe tedesche in Polonia, il 19 settembre 1939, padre Kolbe e altri frati furono prelevati dai nazisti e portati in un campo di concentramento, da dove furono inaspettatamente liberati l'8 dicembre.
Ritornato in Polonia nella "Città di Maria" riprese la sua attività di assistenza per circa 3500 rifugiati di cui 1500 erano ebrei.
Il 17 febbraio 1941 Padre Kolbe, dopo il rifiuto di prendere la cittadinanza tedesca, venne imprigionato insieme a quattro frati.
Dopo aver subito maltrattamenti dalle guardie del carcere, il 28 maggio fu trasferito ad Auschwitz dove, schedato con il numero 16670, fu obbligato ai lavori più umilianti come il trasporto dei cadaveri al crematorio.
Alla fine di luglio fu trasferito al Blocco 14, dove i prigionieri erano addetti alla mietitura nei campi; uno di loro riuscì a fuggire e secondo l'inesorabile legge del campo, dieci prigionieri vennero destinati al bunker della morte.
Qui Massiliano Kolbe si offrì volontario, prendendo il posto di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia, e morì con una iniezione di acido fenico il 14 agosto 1941.
Egli fu canonizzato il 10 ottobre 1982 da papa Giovanni Paolo II, suo concittadino.

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Fratel Luigi Bordino

L'Angelo dei malati e dei reietti


Fratel Luigi BordinoAndrea Bordino nacque a Castellinaldo in provincia di Cuneo il 12 agosto 1922.
Visse la sua adolescenza frequentando assiduamente la parrocchia. Attivo nelle pratiche sportive fu campione dilettante di pallone elastico.
Nel gennaio del 1942 si arruolò nell'Artiglieria alpina della Cuneese e partì per la triste e famosa Campagna di Russia.
Prigioniero in Siberia, egli sperimentò il dolore per la tragica morte di decine di migliaia di Alpini e, pur ridotto a larva umana, si adoperò per portare conforto ai morenti.
Da quella tragica esperienza nel cuore di Andrea nacque la vocazione e il desiderio di essere vicino ai fratelli bisognosi.
Rientrato in famiglia nel 1945, Andrea seguì la sua chiamata speciale e così fece parte dei fratelli del Cottolengo di Torino prendendo il nome di Fratel Luigi.
Esemplare uomo di preghiera e di servizio agli abbandonati, realizzò, un'invidiabile missione spirituale.
Fratel Luigi era un ottimo infermiere eseguiva i suoi compiti con esperienza e passione.
Egli aiutava e consigliava chiunque si trovasse in difficoltà, straordinario nell'umiltà e nella carità trascinava con il suo buon esempio.
Fratel Luigi non faceva differenza tra malato più o meno povero trattava tutti allo stesso modo.
Spesso nelle corsie d'ospedale lo si vedeva attorniato da confratelli e ammalati.
Nel 1975 Fratel Luigi è colpito da leucemia mieloide, questa malattia fu sopportata da lui con tanto amore per ben due anni.
Con in cuore tanta voglia di vivere egli andò coscientemente incontro alla morte cantando la bontà di Dio con le beatitudini evangeliche.
Il 25 agosto 1977 morì e il 10 novembre 1993, si chiuse la parte diocesana del processo di canonizzazione.
Il 12 aprile 2003 sono state riconosciute le virtù eroiche di questo Servo di Dio.

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Madre Serafina Farolfi

L'Amore di Gesù portato in tutto il mondo con la carità e lo spirito francescano


Madre Serafina FarolfiNacque in Tosignano, piccolo centro romagnolo, il 7 ottobre 1853 da Uttilia Santandrea e Federico Farolfi e fu battezzata il giorno dopo con il nome di Francesca.
Fin da piccola frequentò assiduamente le Suore della Carità dimostrando un'inclinazione per la preghiera e le pratiche religiose.
Era sua abitudine alzarsi ogni giorno di buon mattino per partecipare alla S.Messa. Nell'educazione di Francesca, oltre alla mamma, vi concorse la zia Brigida.
Francesca studiò presso le Suore della Carità, chiamate da lei con affetto "le mie suore" , alle quali serbò sempre riconoscenza e venerazione.
In seguito completò gli studi grazie alla disponibilità di un suo parente professore che la preparò, privatamente, fino al diploma magistrale.
Nel 1875 ottenne il diploma d'abilitazione delle scuole superiori, mediante il quale poteva dirigere istituti d'educazione.
A 20 anni, il 27 ottobre 1873, entrò a far parte delle suore terziarie di Forlì, attratta dall'ideale di dedicarsi all'educazione delle giovani e alla vita missionaria.
Il 28 ottobre 1875 prendendo il nome di Suor Maria Chiara Serafina di Gesù, si consacrò in modo totale al Signore.
Madre Serafina divenne ben presto direttrice del collegio guadagnandosi la simpatia e l'affetto delle collegiali.
Madre Serafina diede vita alle Clarisse Francescane Missionarie del Santissimo Sacramento.
Il 1° maggio del 1898, il suo primo istituto fu ufficialmente riconosciuto e le prime cinque novizie, che aspettavano da tempo, emisero la loro professione di fede.
Altri istituti ben presto si aggiunsero e Madre Serafina vide realizzarsi il sogno dell'infanzia.
Il 3 febbraio 1901 quattro sue missionarie salpano da Trieste per l'India.
Nel 1907 le missionarie giungono in Brasile fondando nuovi istituti. Questi istituti erano chiamati da Madre Serafina "Tabernacoli" perchè non si apriva "casa" se non c'era il Tabernacolo per Gesù Eucaristia.
In Italia, Madre Serafina spinta dall'ardente amore per la salvezza di anime, in diciannove anni, diede vita a ben 35 "Tabernacoli"; l'ultimo pochi giorni prima di morire.
Ella prima di spirare disse "Vi saluto, andate, accendete, portate l'amore di Gesù Eucaristia in tutti. Santificate voi stesse, poi gli altri, usate grande carità".
All'alba del 18 giugno 1917 volò in cielo.
Ancora oggi la missione di Madre Serafina continua con l'attività dei tanti "Tabernacoli" sparsi in tutto il mondo.

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Madre Speranza di Gesù

L'Ancella dell'Amore Misericordioso


Madre Speranza di GesùNacque il 30 settembre 1893, in Spagna, a Santomera nella Murgia.
Suo padre Josè Antonio e sua madre Maria del Carmen Valera Buitrago erano molto poveri e lavoravano a giornata per qualche lavoro nei campi.
Prima di nove figli, fu battezzata con il nome di Maria Josefa .
Divenne religiosa all'età di 22 anni ed entrò in un convento di clausura delle "Figlie del Calvario".
Madre Speranza ebbe molte rilevazioni da parte del Signore.
Nel 1924 collaborò con il sacerdote domenicano Padre Arintero di Salamanca nella diffusione dell'Amore Misericordioso.
Nella notte di Natale del 1930, a Madrid, fondò la congregazione delle Ancelle dell'Amore Misericordioso e durante la seconda guerra mondiale a Roma, nell'aprile 1936, aprì una nuova casa.
A Roma, Madre Speranza si prodigò per portare assistenza ai feriti nei bombardamenti, a dare aiuto ai perseguitati politici a dar da mangiare e a provvedere alle necessità di tante famiglie bisognose.
Madre Speranza realizzò, a Collevalenza nei pressi di Todi, il Santuario dell'Amore Misericordioso. Questo importantissimo Santuario, fu visitato il 22 novembre 1981 da Papa Giovanni Paolo II.
L'8 febbraio 1983, alle ore 8 di mattina, Madre Speranza morì continuando la sua missione dal Cielo presso Dio Amore Misericordioso.

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Beato Pier Giorgio Frassati

La Bontà di un Giovane esempio per altri Giovani


Beato Pier Giorgio FrassatiPier Giorgio nacque a Torino il 6 aprile 1901 da una famiglia di ricca borghesia.
Trascorse un'infanzia serena insieme all'amata sorella Luciana più piccola di un anno.
Pier Giorgio da studente non era brillante tanto che la famiglia lo affidò al salesiano don Coiazzi.
Questi, oltre agli insegnamenti di letteratura, diede al ragazzo dei principi di spiritualità cristiana.
Il padre di Pier Giorgio dirigeva il quotidiano "La Stampa" e fu naturale per Pier Giorgio conoscere il difficile momento economico che attraversava l'Italia.
In quel contesto, egli s'immedesimò molto sulle difficoltà in cui gli operai erano costretti a subire per le incertezze economiche.
Durante gli studi liceali frequentò l'Opera di San.Vicenzo venendo a contatto, così, con la povertà e il bisogno di tanti.
Pier Giorgio di temperamento allegro era molto legato agli amici e spesso affrontava con questi escursioni in montagna.
Era devoto alla Madonna e fu un frequentatore della Congregazione Mariana.
Dopo la maturità liceale s'iscrisse al politecnico di Torino scegliendo l'indirizzo d'Ingegneria industriale.
Insieme ai suoi amici formò una piccola "società allegra" che fu denominata " Tipi loschi" .
Lo scopo della società era quella di aiutarsi spiritualmente e affrontare l'assistenza ai bisognosi.
Il 4 luglio del 1925 a causa di una poliomielite fulminante Pier Giorgio morì.
Egli trascorse una vita normale e seppe affrontare le situazioni difficili con impegno e serenità d'animo seguendo i disegni della Divina Provvidenza.
Tanti sono gli scritti di grandissimo spessore spirituale lasciati da Pier Giorgio a testimonianza della sua gran maturità e sensibilità verso il prossimo.
È stato beatificato il 20 maggio 1990 da Giovanni Paolo II.

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S. Giuseppe Moscati

Il Medico Santo


S.Giuseppe MoscatiNacque a Benevento il 25 luglio del 1880, settimo di nove figli dei coniugi Francesco Moscati e Rosa dei marchesi del Roseto.
Il padre nel 1881 fu promosso alla Corte d'Appello di Ancona e in seguito, nei primi mesi del 1888, si trasferì a Napoli essendo stato nominato consigliere di Corte d'Appello di quella città..
Giuseppe Moscati entrò nell'università di Napoli ai primi di ottobre del 1897 e il 4 agosto del 1903 conseguì la laurea in medicina con pieni voti e con tesi degna di pubblicazione.
A distanza di cinque mesi dalla laurea fu vincitore del concorso per coadiutore negli Ospedali Riuniti.
Della commissione faceva parte l'illustre professor Antonio Cardarelli che strabiliato dalla preparazione di Giuseppe lo volle come suo medico di famiglia.
In seguito superò nel 1908 il concorso per assistente ordinario per la cattedra di chimica fisiologica e nel 1911 il concorso per coadiutore all'Ospedale degli Incurabili.
Nel 1911 un'epidemia di colera colpì Napoli ed egli fu chiamato a svolgere la sua opera di ricerca presso l'Ispettorato della Sanità Pubblica alla quale presentò una relazione sulle opere necessarie per il risanamento della città.
Nello stesso anno, gli fu conferita la libera docenza in Chimica Fisiologica, per proposta del professor Antonio Cardarelli.
Fu anche socio della Reale Accademia Medico-chirurgica e direttore dell'Istituto di Anatomia Patologica.
Fu uno dei primi medici in Italia a sperimentare la terapia insulinica.
Era stimato dai giovani medici in tirocinio che lo seguivano, come di consueto, durante le visite ai pazienti.
Il prof. Moscati spesso diceva: - "Gli ammalati sono le figure di Gesù Cristo".
La visita agli ammalati non era mai sbrigativa, anzi a prevalere era il sempre il rapporto umano basato soprattutto sulla fiducia.
L'attenzione alle malattie del corpo e dello spirito per il prof. Moscati erano inscindibili.
Molte volte andando al capezzale d'ammalati, che non potevano pagare la parcella, metteva di nascosto sotto il loro cuscino dei soldi necessari per comprare le medicine.
Il 12 aprile 1927 dopo aver partecipato, come di sua consuetudine, alla S. Messa e dopo essersi recato in ospedale rincasò per consumare un pranzo frugale e per mettersi a disposizione degli ammalati che volevano essere da lui visitati.
Alle quindici di quel giorno, per un improvviso malore, si adagiò in una poltrona e incrociando le braccia spirò serenamente all'età di 47 anni.
Il "medico santo", dal grande intuito diagnostico, che dedicò la sua attività al servizio caritatevole dei fratelli sofferenti, fu proclamato Beato il 16 novembre 1975 da Paolo VI e proclamato Santo il 25 ottobre 1987 da Giovanni Paolo II.

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S.Teresa di Gesù Bambino

La Protettrice delle Missioni


S.Teresa bambin GesùNacque ad Alecon, in Francia, il 2 gennaio 1873 ed entrò in convento nel carmelo di Lisieux, quant'era ancora adolescente, prendendo il nome di Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo.
La vita del convento non era come lei s'aspettava e fu per alcuni versi difficile.
Ma Teresa seppe trasformare queste difficoltà in stimoli di santificazione.
Così i maltrattamenti, le torture, le offese furono ricambiate da Teresa con disponibilità, gioia, comprensione e continuo perdono.
Teresa fu una mistica legata fortemente a Gesù e al quale affidava tutte le sue sofferenze.
La vocazione fu quella di offrire a Dio le sue giornate fatte di fedeltà, di preghiera e di silenziosa gioia per il sostegno degli apostoli del vangelo.
Sua sorella Paolina, anch'essa suora del carmelo con il nome di suor Agnese, suggerì a Teresa di scrivere le proprie esperienze spirituali.
Così dalla raccolta di questi scritti fu allestito un libro, edito nel 1898, dal titolo "Storia di un'Anima".
La voce di questa carmelitana colpì il mondo intero.
Teresa concluse la sua vita terrena il 1 ottobre 1897 e nel 1925 Pio XI la proclamò santa e la nominò, nel 1929, patrona delle missioni.

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S.Domenico Savio

Il Giovinetto Amico del Signore


S.Domenico SavioNacque a Riva il 2 aprile del 1842.
I genitori Carlo e Brigida erano poveri contadini e quando Domenico compì due anni si trasferirono a Morialdo.
Il Padre aprì una bottega di fabbro ferraio e la madre si dedicò a lavori di sartoria.
I figli nella famiglia di Carlo e Brigida furono dieci.
Domenico ebbe come insegnante don Giovanni Zucca.
Cresceva con una buona educazione religiosa ed era sua abitudine partecipare quotidianamente alla messa.
Era un ragazzo intelligente e s'impegnava molto nello studio.
Spesso rinunciava a parte del cibo per offrirlo ai poveri che si presentavano alla porta.
A sette anni, nell'anno 1849, Domenico fece la prima comunione e fece a Gesù e Maria dei suoi propositi che terminarono con la celebre frase "La morte, ma non peccati".
Domenico, insieme alla sua famiglia si trasferì a Mondonio e in questo paese frequentò la quarta elementare con il maestro don Giuseppe Cugliero.
Don Cugliero impressionato dalla bontà di Domenico andò a Torino per farlo accettare da Don Giovanni Bosco nel suo oratorio.
Così Domenico incontrò, il 2 ottobre del 1854, Don Bosco e fu accolto tra i ragazzi dell'oratorio.
In quei giorni entrò nell'oratorio anche Giovanni Massaglia che diventò il migliore amico di Domenico.
L'8 dicembre del 1854, Domenico, si consacrò all'Immacolata e scrisse per la Madre di Dio nove fioretti, vale a dire nove atti di bontà da compiere nei nove giorni della novena e si affidò alla Madonna con queste precise parole: " Maria, vi dono il mio cuore, fate che sia sempre vostro.
Gesù e Maria, siate voi sempre gli amici miei. Ma, per pietà, fatemi morire piuttosto che mi accada la disgrazia di commettere un solo peccato".
Due anni dopo fondò, con un gruppo d'amici, la "Compagnia dell'Immacolata".
Gli iscritti s'impegnavano a vivere una vita intensamente cristiana e ad aiutare i compagni a diventare migliori.
L'amore a Gesù Eucaristia ed alla Vergine Immacolata, la purezza del cuore, la santificazione delle azioni ordinarie e l'ansia di conquista di tutte le anime furono da quel momento il suo principale scopo di vita.
Un giorno don Bosco invitò i suoi ragazzi a chiedergli un regalo. Domenico disse: "Mi aiuti a farmi santo".
Nell'ottobre del 1955 divenne amico di Camillo Gavio di quindici anni che morì il 25 dicembre dello stesso anno. Domenico al capezzale dell'amico disse: "Prepara un posto per me".
Nel novembre del 1955 Domenico cominciò a frequentare la quarta ginnasiale nella scuola del Prof. don Picco.
Purtroppo le condizioni di salute di Domenico divennero precarie tanto che lo stesso Don Bosco, il primo marzo del 1857, lo fece ritornare in famiglia.
Il 9 marzo Domenico si spense all'improvviso fra le braccia dei genitori, consolando la madre con queste parole: "Mamma non piangere, io vado in Paradiso".
Dichiarato eroe delle virtù cristiane il 9 luglio 1933, il pontefice Pio XII beatificò Domenico Savio il 5 marzo 1950 e, in seguito al riconoscimento d'altri due miracoli avvenuti per sua intercessione, lo canonizzò il 12 giugno 1954.
Domenico, quasi quindicenne, divenne così il più giovane santo cattolico non martire.
I suoi resti mortali sono venerati nella Basilica torinese di Maria Ausiliatrice.

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S.Agostino

Il Vescovo, Dottore della Chiesa e "Martello degli Eretici"


S.AgostinoNacque il 13 novembre dell'anno 354 a Tagaste da un possidente pagano, Patrizio, e da madre cristiana, Monica. Nel 369 abbandonò gli studi di letteratura e oratoria per trascorrere un anno d'ozio. Morto il padre, con l'aiuto di un benefattore di nome Romaniano, si recò a Cartagine ove proseguì gli studi. In questa città dalla relazione con una donna nel 372 ebbe un figlio, Adeodato. Nel 373 aderisce alla religione manichea e nel 374, completati gli studi, aprì una scuola di grammatica e retorica a Tagaste e d'eloquenza a Cartagine. Agostino dai manichei non trovò la risposta al suo desiderio di verità pertanto decise di prenderne le distanze, soprattutto dopo l'incontro con un loro alto rappresentante che avrebbe dovuto fugare ogni dubbio ma che lasciò invece tanta perplessità. Desideroso di nuove esperienze e non curante delle lacrime della madre che lo voleva trattenere in Africa, Agostino partì per Roma e aprì, con l'aiuto degli stessi manichei, una scuola. A Roma constatò la condotta dissoluta dei manichei e decise di allontanarsene definitivamente. Si trasferì a Milano nell'autunno del 384 dove con l'aiuto del prefetto di Roma, Quinto Aurelio Simmaco, riuscì ad ottenere l'incarico di retorica. Nel 385 fu inaspettatamente raggiunto dalla madre Monica la quale, saputo del travaglio interiore del figlio, gli volle stare vicino. A Milano Agostino conobbe il vescovo Ambrogio le cui prediche lavorarono il suo animo tanto da fargli desiderare il battesimo della Chiesa cattolica. Monica lodò il Signore per aver ascoltato le sue preghiere e le sue lacrime. Agostino lasciò l'insegnamento di retorica e si ritirò a meditare insieme alla madre, al figlio ed alcuni amici, a Cassiciaco. Nella quaresima del 386 ritornòò a Milano per una preparazione al Battesimo, che insieme al figlio Adeodato e l'amico Alipio ricevette nella notte del sabato santo, dalle mani di S.Ambrogio. Agostino volle creare una comunità di monaci a Tagaste e decise pertanto di ritornare in Africa. Per la via di ritorno, la madre Monica si ammalò di malaria e il 27 agosto del 387 a 56 anni morì ad Ostia nei pressi di Roma. Agostino ritornato in Africa vendette i sui pochi beni, distribuendo il ricavato ai poveri e fondò una piccola comunità. Ad Ippona, Agostino, si trovò per caso nella basilica nel momento in cui il vescovo Valerio stava proponendo ai fedeli di consacrare un sacerdote che potesse aiutarlo nella predicazione. Tutta la folla, avendo visto Agostino, si mise ad acclamarlo e così Agostinonfu costretto ad accettare. Tante le iniziative di Agostino compresa quella del rinnovamento dei costumi del clero. La città di Ippona guadagnò tantissimo dal suo operato. Nominato vescovo coadiutore divenne titolare nel 397 alla morte di Valerio. Il Vescovo Agostino ebbe tanta fama in tutte le Chiese Africane e fu ben presto il "martello degli eretici" distruggendo le idee del manichesimo, del donatismo e del palagianesimo. I suoi interventi non solo illuminarono i pastori d'anime dell'epoca, ma determinarono anche per il futuro, l'orientamento della teologia cattolica . Scrisse numerosissime opere riguardanti la filosofia, la dogmatica, la morale, l'apologetica, la pastorale; le "Confessioni" e la "Città di Dio" sono le sue opere più conosciute e più diffuse. Nel 429 si ammalò gravemente, mentre Ippona era assediata da tre mesi dai Vandali e morì a 76 anni il 28 agosto del 430. .

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S.Giuseppe da Copertino

Il Santo che volava.


S.Giuseppe da CopertinoGiuseppe Maria, figlio di Felice Desa e di Franceschina, nacque il 17 giugno 1603 a Copertino in una stalla. Dopo poco tempo morì il padre e la madre visse insieme ai sei figli tempi durissimi. Giuseppe per aiutare la famiglia fece il garzone di un negozio. In paese lo chiamavano "bocca aperta" per il suo abituale stupore. A peggiorare la pesante situazione familiare fu un creditore del padre che ottenne dal Tribunale di Napoli l'ordinanza a far lavorare presso di se, a titolo gratuito fino al saldo del debito, Giuseppe unico figlio maschio, una volta raggiunta la maggiore età. Giuseppe per fuggire da quest'incresciosa situazione che lo vedeva senza un futuro decise di farsi frate. Così Giuseppe bussò alla porta dei frati francescani del convento di "Grottella" ma dopo un periodo di prova, per ignoranza o per eccessiva semplicità, fu giudicato non idoneo e pertanto fu allontanato dal convento. Il 15 agosto del 1620 fu accolto dai Cappuccini di Martina Franca, in quel convento vi restò otto mesi. Per la sua inettitudine procurava continui disastri, aggravati da improvvise estasi durante le quali lasciava cadere piatti e scodelle. Così nel marzo 1621 fu rimandato a casa, perchè non era adatto alla vita spirituale nè ai lavori manuali. Grazie all'interessamento dello zio materno, Giovanni Caputo, riuscì dopo molte insistenze a farsi accettare di nuovo dai Conventuali di "Grottella", esponendo il suo caso per sfuggire alla condanna del Tribunale; i frati presero a cuore la situazione e lo ammisero nella comunità, prima come oblato, poi come terziario. L'incarico che fu affidato a Giuseppe era quello della pulizia della stalla e alla cura della mula del convento. Giuseppe ben presto espresse il desiderio di diventare sacerdote, sapeva appena leggere e scrivere, ma intraprese gli studi con volontà e difficoltà; quando dovette superare l'esame per il diaconato il vescovo aprendo a caso il libro del Nuovo Testamento gli domandò il commento del vangelo proprio dell'unico brano che conosceva bene. Quando trascorsi i tre anni di preparazione al sacerdozio, i postulanti conoscevano il programma alla perfezione, tranne Giuseppe; il vescovo ascoltò i primi che risposero brillantemente all'interrogazione e convinto che anche gli altri fossero altrettanto preparati, li ammise tutti in massa, era il 4 marzo 1628. Per la seconda volta fra Giuseppe, superò l'ostacolo degli esami in modo stupefacente e fu ordinato sacerdote per volere di Dio. Si definiva fratel asino, per la sua incapacità di svolgere un ragionamento coerente, per il non sapere maneggiare gli oggetti, ciò nonostante il corso della sua vita ebbe tanti incontri con persone d' elevata cultura, con le quali parlava e rispondeva con una teologia semplice ed efficace. Ad un grande teologo francescano che chiedeva come conciliare gli studi con la semplicità del francescanesimo, rispose: "Quando ti metti a studiare o a scrivere ripeti: Signore, tu lo Spirito sei ed io la tromba. Ma senza il fiato tuo nulla rimbomba". Possedeva il dono della scienza infusa, nonostante che si definisse "il frate più ignorante dell'Ordine Francescano" amava i poveri, alzava la voce contro gli abusi dei potenti, ai compiti propri del sacerdote, univa i lavori manuali, aiutava il cuoco, faceva le pulizie del convento, coltivava l'orto e usciva umilmente per la questua. Sapeva essere sapiente nel dare consigli ed era molto ricercato dentro e fuori del suo Ordine. Durante la sua vita francescana tantissimi furono gli episodi d'estasi accompagnati dal fenomeno delle levitazioni (anche alcune spettacolari) a dispetto d'ogni legge di gravità. Giuseppe da Copertino si elevava da terra, quando si pronunciavano i nomi di Gesù o di Maria, nel contemplare un quadro della Madonna, mentre pregava davanti al Tabernacolo. Tanti furono i fedeli che accorrevano da ogni parte per vedere il Santo che 'volava' così i superiori, per ostacolare l'attenzione del popolo, lo trasferivano continuamente da un convento all'altro (Roma, Assisi, Pietrarubbia, Fossombrone e Osimo). Nel 1656 papa Alessandro VII mise fine al suo peregrinare da un convento all'altro, destinandolo ad Osimo dove rimase per sette anni fino alla morte, continuando ad avere estasi, a sollevarsi da terra e ad operare prodigi miracolosi. Morì il 18 settembre 1663 a 60 anni; fu beatificato il 24 febbraio 1753 da papa Benedetto XIV e proclamato santo il 16 luglio 1767 da papa Clemente XIII. S.Giuseppe da Copertino è il protettore degli studenti e degli aviatori.
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Fr.Innocenzo Marcinnò

Il Frate Pacifico e Taumaturgo


Frate Innocenzo Marcinnò;Giuseppe Marcinnò nacque a Caltagirone il 24 ottobre 1589 da Pietro e Laura Barone. Studiò nel locale istituto dei padri gesuiti e terminati gli studi, nel 1607 entro nel noviziato dei frati cappuccini di Agira cambiando il nome di battesimo di Giuseppe in quello di Fra Innocenzo. Continuò gli studi di filosofia e teologia nei conventi di Vizzini, Siracusa e Malta, in quest'isola nel 1613 venne ordinato sacerdote. A Roma approfondì la Teologia e studiò la lingua ebraica. Tornato in Sicilia insegnò l'ebraico in un liceo di Siracusa e insegnò teologia nei vari conventi della provincia monastica dei cappuccini di Siracusa. Per la sua grande dote oratoria gli fu affidato anche il ministero di predicatore. Fu ordinato Ministro provinciale della provincia di Siracusa (1635 - 1638) e successivamente Visitatore e Commissario Provinciale nella Provincia di Messina (1638 - 1640) e nella Provincia in Otranto (1642). Nel mese di maggio del 1643 fu eletto Ministro Generale dell'ordine dei Frati Minori Cappuccini. Con quest'ultimo incarico fece visita a numerosi conventi viaggiando per tutta l'Europa. Durante questi viaggi affascinò, con il suo modo di fare e la sua oratoria, anche i regnanti dei paesi nei quali si recava come visitatore. Nel 1647 papa Innocenzo X lo inviò ai re di Spagna e Francia per la pace della guerra dei Trent'anni. Al termine del suo generalato si ritirò nel convento della sua città di Caltagirone. Si distinse per la sua vita di austerità e di intensa preghiera e tanti furono le predizioni e i miracoli che il Signore volle concedergli durante tutto il suo ministero. Morì a Caltagirone il 16 novembre 1655 e fu sepolto nello stesso convento. Il processo per la sua beatificazione cominciò nel 1893, riprese nel 1923 e nel 1995 è stata approvata la Positio Storica. Ancor oggi, il convento di Caltagirone è meta di numerosi pellegrini devoti al Servo di Dio.
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S.Camillo

L'Assistenza amorevole ai Sofferenti


S.CamilloNacque vicino Chieti in Abruzzo il 25 maggio del 1550. Camillo aveva 14 anni quando morì sua madre. Il padre, ufficiale spagnolo, per dargli un avvenire lo arruolò nell'esercito, ma non gli seppe impartire una sana educazione mostrandosi molto tollerante ai suoi comportamenti libertini. Sebbene la morte del padre, avvenuta nel 1570, Camillo, partecipò a diverse battaglie in Italia e in Spagna. Purtroppo l'abitudine al gioco fu tale che ben presto dilapidò tutti i suoi averi giocando a dadi e a carte divenendo un barbone in terra pugliese. Grazie all'aiuto dei Cappuccini di Manfredonia Camillo ebbe la conversione che culminò nella vocazione tanto che, nel 1575, chiese di entrare nell'Ordine. Ma a causa di una piaga alla gamba fu ricoverato in un ospedale a Roma, dove la sua lunga degenza e il contatto con gli ammalati fecero presto scoprire a Camillo la sua umanità e la capacità nell'aiutare i sofferenti. Rimase in quell'ospedale per quattro anni dimenticando il convento. Diversi volontari si affiancarono a Camillo e con lui si consacrarono ai malati per "solo amor di Dio". Di questi "Uomini da bene", come li chiamava Camillo, con se n'aveva già cinque quando passò, nel 1582, all'ospedale di "Santo Spirito". Nel 1586 furono riconosciuti dalla Chiesa come religiosi della "Compagnia dei Ministri degli Infermi", innalzata poi nel 1591 alla dignità di Ordine religioso. Dal nome del fondatore sono comunemente chiamati "Camilliani" e portano un abito nero con una gran croce rossa segno di soccorso e speranza. I Camilliani sono presenti, con la loro preziosissima attività al servizio di quanti sono nella sofferenza, in tanti paesi del mondo. Camillo morì a Roma il 14 luglio 1614 e fu canonizzato nel 1746. I resti del fondatore sono venerati nel santuario di Bucchianico, suo paese natale.
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Angelo Roncalli (Giovanni XXIII)

Il Papa Buono


Papa Giovanni XXIIIAngelo Roncalli nacque in un piccolo borgo del bergamasco, il 25 novembre 1881. La sua famiglia era molto umile ed onesta. Ordinato sacerdote celebrò la sua prima messa nella chiesa del suo paesino, il 15 agosto 1915, nella festa dell'Assunta. Nella diocesi di Bergamo prestò per quindici anni servizio come segretario del vescovo e come insegnante al seminario. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu chiamato alle armi come cappellano militare. Nel 1921 Angelo Roncalli fu inviato in Bulgaria e in Turchia come visitatore apostolico. Nominato Nunzio apostolico a Parigi nel 1944, diventò Patriarca di Venezia nel 1953. Il 28 ottobre 1958 fu eletto, con gran sorpresa di tanti, successore di Pio XII. Il "papa contadino", come lo definirono allora alcuni giornalisti per via delle sue origini familiari molto umili, diede ben presto prova della sua capacità nel guidare la chiesa a dispetto del pensiero di tanti che alla sua nomina lo consideravano un "vecchietto" e un "papa di transizione". Prese il nome di Giovanni XXIII e la sua missione fu sin dall'inizio molto chiara e incisiva. Papa Giovanni era innamorato di Maria madre di Gesù e durante il suo pontificato pubblicò su "L'Osservatore Romano" un suo piccolo saggio di devoti pensieri per ogni decina del Santo Rosario. Attento ai segni dei tempi, Papa Giovanni promosse l'ecumenismo e la pace. Il Papa "Buono" che amava il dialogo e promuoveva la carità evangelica fece sentire anche ai più lontani l'Amicizia e l'Amore di Gesù. Fu un Papa che sapeva trasmettere a tutti l'affetto paterno; un giorno disse ai fedeli: "Arrivati nelle vostre case date una carezza ai vostri figli e dite che quella carezza ve la manda il papa". Fu il primo papa a visitare i carcerati reclusi nel carcere romano con la commozione di tutti. Avviò il Concilio Vaticano II, un evento epocale nella storia della Chiesa. Scrisse due encicliche: Mater et Magistra nel 1961 e Pacem in Terris nel 1963 dedicata non solo ai cattolici, ma a tutti "gli uomini di buona volontà". Morì il 3 giugno 1963. Il suo fu un breve ma intenso pontificato in cui egli riuscì in meno di cinque anni a farsi amare dal mondo intero. È stato beatificato il 3 settembre del 2000.
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S.Brigida

La Messaggera di Gesù


S.BrigidaBrigida nacque nel giugno 1303 ad Uppsala in Svezia da una famiglia di nobile stirpe discendente dal re cristiano Sverker I. Aveva 12 anni, quando le morì la madre e fu mandata presso la zia Caterina a completare la propria formazione. La ragazza Brigi